Prestito rifiutato? Perché succede e quanto resta in CRIF

Prestito o finanziamento rifiutato? Scopri i motivi del rifiuto, quanto rimane la segnalazione in CRIF, quando riprovare e come verificare la tua posizione creditizia.
In questo articolo

Ricevere un rifiuto dopo una richiesta di prestito è più comune di quanto si pensi, e spesso arriva senza una spiegazione chiara: la banca o la finanziaria non è tenuta a motivare nel dettaglio la propria decisione, e chi si vede respingere la domanda rimane con più dubbi che risposte. Eppure dietro un finanziamento rifiutato ci sono quasi sempre ragioni precise, che riguardano la storia creditizia del richiedente e il modo in cui questa appare agli occhi degli istituti di credito.

In questo articolo vediamo perché un prestito viene rifiutato, cosa succede dopo il rifiuto, quanto tempo rimane la segnalazione in CRIF, quando è possibile presentare una nuova richiesta e, soprattutto, come scoprire le cause del rifiuto verificando la propria posizione con una visura centrale rischi.

Come le banche valutano una richiesta di prestito

Prima di approvare un prestito, banche e società finanziarie esaminano l’affidabilità del richiedente consultando le banche dati creditizie. La più utilizzata è Eurisc, il Sistema di Informazioni Creditizie (SIC) gestito dal gruppo CRIF, che raccoglie i dati su tutti i finanziamenti richiesti ed erogati a privati e imprese: prestiti personali, mutui, carte di credito, acquisti a rate, affidamenti in corso, oltre a eventuali ritardi nei pagamenti e insoluti. Per capire nel dettaglio come funzionano questi archivi e in cosa si differenziano dalla banca dati pubblica della Banca d’Italia, abbiamo dedicato un approfondimento a cosa sono la Centrale dei Rischi e i SIC.

Quando presenti una domanda di finanziamento, l’istituto interroga queste banche dati e costruisce un quadro della tua situazione: quanti finanziamenti hai in corso, quanto pesano le rate sul tuo reddito, se in passato hai sempre pagato con regolarità. È su questa fotografia, insieme ai dati reddituali e lavorativi che hai dichiarato, che si basa la decisione finale.

Perché un prestito viene rifiutato

I motivi di un rifiuto possono essere diversi e spesso si combinano tra loro. Ecco alcuni dei più frequenti:

  • Reddito e patrimonio non adeguato: Se il tuo reddito è considerato insufficiente rispetto alla rata richiesta, l’importo mensile da rimborsare potrebbe incidere troppo sullo stipendio o sulla pensione, per cui la banca valuta il rischio di insolvenza come troppo alto
  • Situazione lavorativa inadeguata: Un contratto a tempo determinato, un’attività avviata da poco o un impiego discontinuo offrono per la banca meno garanzie di stabilità nel lungo periodo.
  • Livello di indebitamento complessivo: Avere più finanziamenti attivi o utilizzare abitualmente carte revolving e acquisti a rate può renderti troppo esposto anche se hai sempre pagato puntualmente.
  • Troppe richieste di finanziamento presentate in un breve periodo: Il sistema potrebbe leggerlo come un segnale di difficoltà economica. Ogni domanda viene registrata nei SIC, e la concentrazione di più richieste ravvicinate peggiora la valutazione del profilo, anche in assenza di ritardi o insoluti.
  • Domanda errata o incompleta: una domanda compilata con errori, dati incompleti o documentazione mancante può essere respinta a prescindere dal merito creditizio
  • Segnalazioni negative: rate pagate in ritardo, mancati versamenti, protesti o posizioni classificate come sofferenze portano all’inserimento nell’elenco dei cosiddetti cattivi pagatori, e ottenere nuovo credito diventa molto difficile finché la segnalazione resta visibile. Abbiamo spiegato in dettaglio come funziona la segnalazione CRIF e cosa comporta in un articolo dedicato.

Finanziamento rifiutato senza motivo: esiste davvero?

Reddito adeguato, nessun ritardo alle spalle, eppure la domanda viene respinta. È lo scenario che spinge molti a parlare di finanziamento rifiutato senza motivo, ma in realtà un motivo c’è quasi sempre: solo che non è visibile a chi fa la richiesta.

Può trattarsi di una richiesta rifiutata di recente presso un altro istituto, ancora registrata nel sistema. Oppure di un vecchio ritardo di pagamento regolarizzato ma non ancora cancellato dalle banche dati. In alcuni casi il problema è l’assenza totale di storia creditizia: chi non ha mai avuto un finanziamento è uno sconosciuto per il sistema, e paradossalmente può essere valutato con più prudenza di chi ha già rimborsato prestiti con regolarità. Non è escluso, infine, che in banca dati compaia un dato errato o non aggiornato, magari relativo a un rapporto ormai chiuso.

L’unico modo per uscire dalle ipotesi è vedere esattamente ciò che vedono le banche: richiedere una visura della propria posizione creditizia permette di individuare la causa concreta del rifiuto e di intervenire, se necessario, per correggerla.

Cosa succede dopo un rifiuto: la segnalazione in CRIF

Quando una richiesta di prestito viene respinta, l’esito viene registrato in Eurisc e reso visibile agli istituti che consultano il SIC. È una procedura standard prevista dal Codice di condotta che regola i sistemi di informazioni creditizie: non si tratta di una segnalazione da cattivo pagatore, ma di una semplice informazione sull’esito della domanda.

La differenza è importante. Il rifiuto in sé non equivale a una macchia sulla storia creditizia: indica soltanto che una richiesta non è andata a buon fine. Il problema nasce quando un nuovo istituto, interrogando la banca dati, vede il rifiuto recente e ne tiene conto nella propria valutazione, con l’effetto che i rifiuti tendono a trascinarne altri se le richieste vengono presentate a distanza troppo ravvicinata.

Prestito rifiutato: quanto rimane in CRIF

I tempi di conservazione dei dati nei SIC sono stabiliti dal Codice di condotta approvato dal Garante per la protezione dei dati personali e variano in base al tipo di informazione registrata.

Una richiesta di finanziamento in corso di valutazione resta visibile per un massimo di 180 giorni dalla data di presentazione. Se la richiesta viene rifiutata, o se è il richiedente stesso a rinunciare, l’informazione rimane in banca dati per 90 giorni dall’aggiornamento con l’esito negativo, dopodiché viene eliminata.

Diverso è il discorso per le segnalazioni legate ai pagamenti:

  • i ritardi fino a due rate, una volta regolarizzati, restano visibili per 12 mesi dalla comunicazione dell’avvenuta regolarizzazione
  • i ritardi di tre o più rate per 24 mesi
  • i finanziamenti mai rimborsati e le sofferenze rimangono in banca dati per 36 mesi dalla scadenza contrattuale del rapporto o dal suo ultimo aggiornamento. 
  • i finanziamenti rimborsati regolarmente restano visibili per 60 mesi dall’estinzione, e in questo caso si tratta di una referenza favorevole, perché dimostrano agli istituti una storia di pagamenti puntuali.

Cancellazione CRIF dopo un rifiuto: serve fare qualcosa?

Una delle domande più frequenti riguarda la cancellazione dal CRIF dopo un rifiuto di finanziamento. La risposta è rassicurante: la cancellazione è automatica. Trascorsi i 90 giorni previsti dal Codice di condotta, l’informazione sul rifiuto viene eliminata dal sistema senza che sia necessaria alcuna richiesta da parte dell’interessato, e non è possibile anticipare questa scadenza se il dato è corretto.

Lo stesso vale per la cosiddetta liberatoria: dopo un prestito rifiutato non serve alcun documento liberatorio, perché non esiste alcun debito da estinguere. La lettera liberatoria è un’attestazione che riguarda i finanziamenti saldati, utile semmai per documentare l’avvenuta regolarizzazione di un ritardo, non l’esito di una domanda respinta.

Il discorso cambia se in banca dati compare un’informazione errata, non aggiornata o segnalata in modo scorretto: in quel caso è un diritto dell’interessato chiederne la rettifica rivolgendosi all’intermediario che ha effettuato la segnalazione. Ma per sapere se esiste un dato da contestare bisogna prima conoscere il contenuto della propria posizione, ed è qui che la visura diventa lo strumento decisivo.

Prestito rifiutato: dopo quanto posso riprovare?

Dopo un rifiuto è naturale voler ritentare subito, magari presso un altro istituto. È quasi sempre un errore: la nuova banca vedrà sia il rifiuto recente sia la nuova richiesta ravvicinata, due elementi che giocano entrambi a sfavore. Il rischio concreto è di collezionare un secondo rifiuto, che a sua volta resterà registrato e renderà ancora più difficile la richiesta successiva.

Il consiglio è attendere almeno i 90 giorni necessari alla cancellazione automatica del rifiuto dalla banca dati, e usare questo tempo per capire cosa non ha funzionato. Presentare una nuova domanda senza aver individuato la causa del primo rifiuto significa esporsi allo stesso esito: se il problema era una segnalazione negativa, un livello di indebitamento troppo alto o un dato errato, la situazione sarà identica anche tre mesi dopo.

Questo vale per ogni tipo di finanziamento, dal prestito personale al mutuo, fino al consolidamento debiti: anche le richieste di consolidamento vengono valutate sulla base della posizione creditizia complessiva, e un consolidamento debiti rifiutato ha in genere le stesse radici di qualsiasi altro rifiuto, con l’aggravante che chi lo richiede parte spesso da un’esposizione già elevata.

Perché non passa un finanziamento? La risposta è nella visura centrale rischi

Per conoscere le ragioni concrete di un rifiuto non serve procedere per tentativi: basta consultare la propria posizione creditizia con una visura centrale rischi, conosciuta anche come visura CRIF o visura cattivi pagatori. Il documento riporta il dettaglio dei finanziamenti attivi ed estinti, le richieste di credito recenti con il relativo esito, gli eventuali ritardi nei pagamenti e le segnalazioni negative presenti in Eurisc a proprio nome.

In pratica, la visura mostra esattamente ciò che banche e finanziarie vedono quando valutano una richiesta di prestito. Con questo quadro davanti è possibile capire se il rifiuto dipende da una segnalazione negativa, da troppe richieste ravvicinate, da un’esposizione eccessiva o da un dato errato da far correggere, e decidere di conseguenza come e quando presentare una nuova domanda.

Questo report dettagliato include diverse informazioni chiave:

  • Storico creditizio: Dati su tutti i prestiti e finanziamenti passati e presenti, incluse le informazioni sull’importo, la durata, e lo stato (attivo, estinto, in ritardo).
  • Segnalazioni di mancato pagamento: Informazioni su ritardi nei pagamenti, rate non pagate, o altre irregolarità che potrebbero aver influito sulla decisione di rifiuto del prestito.

Visura Crif tramite Pratiche.it

Puoi richiedere la visura centrale rischi su Pratiche.it direttamente online, sia come persona fisica che per un’azienda: trattandosi di dati particolarmente sensibili, è necessario fornire una copia del codice fiscale, della carta d’identità e un modulo di richiesta firmato dall’interessato. Il documento viene reso disponibile nella propria area personale, senza code agli sportelli e senza doversi occupare della pratica. Se vuoi conoscere nel dettaglio i passaggi e i documenti necessari, trovi tutte le informazioni nella nostra guida su come richiedere una visura centrale rischi.

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