Certificato di morte, estratto o copia integrale
Quando muore una persona cara, tra il dolore e le mille cose da sistemare, arriva presto il momento in cui qualcuno, che sia la banca, l’INPS, il datore di lavoro o il notaio, chiede un documento che attesti il decesso. È il certificato di morte: un atto semplice, ma che conviene conoscere bene, perché esistono più documenti con nomi molto simili e sceglierne uno sbagliato significa perdere giorni preziosi nella presentazione delle pratiche. In sintesi, il certificato di morte lo rilascia l’ufficio di stato civile del Comune in cui è avvenuto il decesso o in cui il defunto risiedeva, attesta il fatto, la data e il luogo della morte, non scade mai e, volendo, si può richiedere online senza passare dallo sportello.
Chi rilascia il certificato di morte e come nasce l’atto
Il percorso parte dal medico, che constata il decesso e redige la relativa certificazione. Entro ventiquattro ore dalla morte un familiare, o più spesso l’impresa di onoranze funebri incaricata dalla famiglia, deve presentare la denuncia di morte all’ufficiale di stato civile del Comune in cui il decesso è avvenuto, e sulla base di quella dichiarazione l’ufficiale compila l’atto di morte, il documento originale da cui discendono tutti gli altri. Il certificato di morte, dunque, non lo rilascia né il medico né l’ospedale: lo rilascia l’ufficio di stato civile, quello del Comune dove la persona è morta oppure quello dell’ultima residenza. Non è invece possibile, come qualcuno immagina, rivolgersi a un Comune qualsiasi.
Comunicare la morte di una persona può ad esempio essere necessario per disdire le utenze domestiche, per bloccare il pagamento della pensione dell’INPS o per la successione dell’eredità.
Certificato, estratto, atto e copia integrale: le differenze
Il certificato di morte è la soluzione più semplice e, nella maggior parte dei casi, quella giusta: attesta che la persona è deceduta, indicandone le generalità, la data e il Comune del decesso.
L’estratto di morte riporta gli stessi dati essenziali, ma ripresi direttamente dall’atto e con le eventuali annotazioni, come l’ora del decesso, la data e il luogo di nascita, l’ultimo Comune di residenza e lo stato civile; alcuni enti lo chiedono espressamente, soprattutto in ambito successorio.
La copia integrale dell’atto di morte, infine, è la riproduzione autenticata dell’intero atto, con tutti i dati e le annotazioni, compresi i nominativi dei genitori, ed è il documento che serve più raramente, di solito quando un ente lo pretende in modo esplicito o in pratiche particolarmente articolate.
Prima di fare richiesta conviene sempre domandare a chi lo pretende quale delle tre versioni gli occorre davvero, perché è l’errore più frequente e costa tempo. Per gli atti più antichi, anche dell’Ottocento, i tempi di recupero possono arrivare fino a sei mesi, a discrezione del Comune.
A cosa serve il certificato di morte
Il certificato di morte ha diversi utilizzi. Gli eredi hanno dodici mesi dal decesso per presentare la dichiarazione di successione all’Agenzia delle Entrate, e tra i documenti che di norma si allegano c’è proprio il certificato o l’estratto di morte; a seconda dei casi può bastare una dichiarazione sostitutiva, ma è prudente verificarlo con il professionista o il CAF che segue la pratica. Per capire che cosa è cambiato nelle regole e come si calcola l’imposta, trovi il quadro aggiornato nella guida su come cambia la successione e come si calcola l’imposta, mentre se tra i beni c’è un immobile il passo successivo è la voltura catastale. Se invece il lascito riguarda un bene specifico e non l’intera eredità, vale la pena leggere anche cos’è il legato testamentario e in che cosa si distingue dall’eredità.
Il certificato serve poi per comunicare il decesso all’INPS e far sospendere la pensione, per chiudere o intestare conti correnti e polizze, per disattivare o volturare le utenze di luce, gas, acqua e internet e per gli adempimenti legati ai veicoli: se il defunto possedeva un’auto, la procedura per intestarla agli eredi è spiegata nella guida al passaggio di proprietà dell’auto di un defunto.
C’è infine il permesso per lutto, che molti lavoratori scoprono solo quando serve. La legge 53 del 2000 riconosce tre giorni lavorativi retribuiti all’anno in caso di decesso del coniuge, di un parente entro il secondo grado o di un convivente, da utilizzare entro sette giorni dall’evento. Al datore di lavoro va consegnata la prova del decesso, cioè un certificato rilasciato dal Comune oppure, a seconda dei casi, un’autocertificazione; il contratto collettivo applicato in azienda può inoltre prevedere condizioni più favorevoli, quindi vale la pena controllare anche quello.
Chi può richiederlo e come si ottiene
Il certificato di morte è un certificato di stato civile e non è riservato ai soli parenti: può chiederlo chiunque abbia la necessità di dimostrare il decesso. Le strade per ottenerlo sono tre. La prima è lo sportello dell’ufficio di stato civile o dell’anagrafe del Comune competente, con un documento d’identità, dove spesso il rilascio è immediato. La seconda è la richiesta a distanza, per posta, via PEC o attraverso il servizio online del Comune, compilando e firmando un modulo e allegando la copia del documento: i tempi sono in genere di un paio di giorni lavorativi per PEC e servizi online, più lunghi per la posta ordinaria, e il certificato in sé di norma viene rilasciato senza spese. La terza è affidarsi a un servizio che fa tutto al posto tuo.
Chi pensa di scaricarlo in autonomia dall’ANPR rischia di restare deluso. L’Anagrafe nazionale permette di ottenere online i certificati anagrafici personali, per sé e per i figli minori, e dal 2026 anche gli atti di stato civile digitali di nascita, matrimonio e unione civile, ma per quanto risulta al momento in cui scriviamo non il certificato di morte, per il quale serve ancora rivolgersi al Comune.
Certificato di morte online con Pratiche.it
Se il Comune è lontano, se il tempo scarseggia o semplicemente non hai voglia di passare una mattina allo sportello in un periodo già complicato, puoi richiedere il certificato di morte online con Pratiche.it.
Basterà indicare nome, cognome, luogo e data di nascita e di morte della persona: un nostro incaricato si recherà presso gli uffici comunali con la documentazione necessaria e riceverai il certificato o l’estratto direttamente sul tuo computer, senza code e per qualsiasi Comune del territorio nazionale. Per la copia integrale dell’atto di morte servono in più la copia del documento d’identità di un parente del defunto e una delega firmata per il ritiro da parte del nostro incaricato.
Il certificato di morte scade?
No. La maggior parte dei certificati anagrafici, come quelli di residenza o di stato di famiglia, vale sei mesi dal rilascio, ma le certificazioni che attestano fatti non soggetti a modificazione hanno validità illimitata, come stabilisce l’articolo 41 del DPR 445 del 2000, e la morte, evidentemente, non cambia.
Vale dunque sia per il certificato sia per l’estratto, e un documento richiesto oggi può servire anche tra qualche anno. Se la pratica richiede anche l’ultima residenza del defunto, quel certificato ha invece le sue regole: le trovi nella guida su come richiedere il certificato di residenza. E se il documento deve essere utilizzato all’estero, può servire anche l’apostilla.





